Parlo e sparlo di:

101 storie zen Aamir Khan Abdul Ghaffar Khan Adro Afghanistan Africa aiuti allo sviluppo aiutiamoli a casa loro Aldo Capitini Andrea Sarubbi Anno Zero Antoine De Saint-Exupéry asilo politico Bangladesh Berlusconi Bollywood Camera dei Deputati Cina cittadinanza colonialismo consumismo consumo cooperazione internazionale Corte costituzionale Costituzione italiana Danilo Dolci decrescita felice diritti civili diritti politici diritti umani Dwight Eisenhower economia elettorato attivo e passivo errorismi Fabio Granata film filosofia fondamentalismo G2 Seconde Generazioni giornalismo Giuseppe Pisanu Gurka Henry David Thoreau identità Il piccolo principe immigrazione India integrazione Isabella Bertolini Islam ius soli Jawaharlal Nehru John Foster Dulles Kashmir Khudai Khidmatgar La dissobedienza civile Lamha Lega Nord Libia Libri linguaggio Lord Mountbatten Luciano Dussin Maharaja Hari Singh Marco Restelli Merdaset Michelguglielmo Torri Mohammed Ali Jinnah Mohandas Karamchand Gandhi morale Mughal naturalizzazione Nigeria nonviolenza Pakistan Papalagi partition Peepli live pelle povertà pregiudizi produzione di massa produzione industriale pubblica amministrazione Punjab razzimo degli antirazzisti razzismo razzismo all'incontrario reato di clandestinità richiedenti asilo rupia indiana sacrifici umani sanatoria Sandro Ruotolo Sartori schiavitù SEATO seconde generazioni Self Employed Women's Association semplicità volontaria Sheikh Mohammad Abdullah Sikh stereotipi storia Studio Aperto sviluppo tesi di laurea Tipu Sultan Uk United Nations Usa Vinoba Bhave violenza Vita nei boschi Walden Walter Lippmann Walter Veltroni

Friday, January 6, 2012

Ho capito un po' di più una cosa

A quest'ora della notte posso dire di aver capito un po' di più una cosa. Una cosa che a sommi capi sapevo già, perchè letta e riletta in molti libri. Ma non credo di averla mai sedimentata del tutto nella mia coscienza del mondo e delle cose. Oggi, pertanto, ho deciso di scriverla per fissarla, e di non dimenticarla più.

I paesi c.d. "ricchi", c.d. "occidentali", c.d. del "primo mondo", c.d. "grandi potenze" (spesso coincidenti con i paesi "democratici"), sono quello che sono soltanto grazie al colonialismo.
Le tecniche di guerra, gli strumenti di viaggio, le scoperte geografiche hanno permesso loro di dominare, sterminare e schiavizzare i popoli delle Americhe, dell'Africa e dell'Asia Orientale e di utilizzarne la forza-lavoro per sfruttare e privare di ogni bene naturale quelle terre.
La religione diede il suo placet e benedì la Conquista delle terre abitate dai meno-che-uomini. La Bibbia viaggiò per gli oceani assieme al fucile. Un altro libro fu brandito, quello della Legge dell'uomo bianco: il diritto rese giuste le già sante ingiustizie del Conquistatore.

A così servì quell'immane stupro? Servì a costruire le infrastrutture materiali e culturali dell'ineguaglianza. A legittimare l'ineguaglianza grazie alla Legge. A mantenere in vita il drenaggio di ricchezza grazie allo sfruttamento nel nome della civilità e, più tardi, della democrazia. Ad aumentare fino all'inverosimile la potenza di fuoco, delle armi, della cultura e della vera Storia dell'uomo bianco.

Le inesorabili e naturali Leggi dell'economia dell'uomo bianco sono diventate le Leggi di tutti. Le economie locali, l'agricoltura, l'artigianato dei popoli soggiogati sono state distrutte per far posto ad un'economia globalizzata della dipendenza, funzionale allo sviluppo dell'industria degli Stati colonizzatori. Oggi come allora i popoli del c.d. "terzo mondo" producono soltanto materie prime a basso costo per le industrie dei paesi c.d. "sviluppati" (grazie al colonialismo e allo sfruttamento forsennato e violento di risorse umane e naturali); sono costretti a coltivare monocolture ed estrarre materie prime per l'esportazione, ed importare tutto il resto. I poveri aumentano, molti muoiono di fame. Coltivano foraggio per la carne dei piatti dei ricchi, e non posso coltivare le terre per il proprio sostentamento.
Così si crea la dipendenza, si affamano i popoli e si favorisce il business degli aiuti umanitari.

Apparentemente la schiavitù non c'è più. Allora perché le diseguaglianze stanno aumentando? Forse perché la schiavitù c'è ancora, e l'abbiamo accettata perché è stata resa accettabile e presentabile, edulcorata di molti elementi che la caratterizzerebbero nell'immaginario collettivo? Ritengo che la schiavitù sia presente come non lo è mai stata nella storia dell'umanità, e che la nostra capacità di non vederla equivale a quella di ignorare la presenza di Superman dietro agli occhiali di Clark Kent.
Come in uno Truman Show non riusciamo a guardare negli occhi chi ci sta scrutando fuori dalla scatola allestita per farci esistere.

Ma il passato non è semplicemente passato. La storia si ripete continuamente. Alla prima grande "accumulazione primitiva" dei tempi della colonizzazione delle Americhe ne sono seguite tante altre, molte delle quali le vediamo in atto ancora oggi: sono le guerre per il petrolio, per i minerali, per il legno, per la terra, per l'acqua. C'è sempre qualcuno cui si può togliere tutto o qualcosa restando impuniti e ingiudicati.

Il paradigma coloniale oggi vive all'interno dello stesso occidente, verso le sue minoranze, verso i suoi poveri, verso gli immigrati; vive nei paesi c.d. "in via di sviluppo", che per "svilupparsi" colonizzano la loro stessa popolazione, sfruttandola, sterminandola e schiavizzandola nel nome dello sviluppo, delle Leggi del mercato e della democrazia. Accade in India, in Cina, in Brasile e accadrà ovunque il capitalismo e il profitto prevarranno sul valore della vita umana e dell'ambiente naturale che la rende possibile.


0 comments:

Post a Comment