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Friday, January 7, 2011

«Per favore... addomesticami»

Quando parliamo di un libro, di un film, di un'opera teatrale o di un luogo...quando ne consigliamo la lettura, la visione, la visita...stiamo facendo un ossequio a quell'opera dell'uomo o della natura...o piuttosto non stiamo parlando di noi stessi? Non è la nostra lettura, la visita del nostro essere, delle nostre esperienze che stiamo invitando il nostro interlocutore a fare?
Con questa inutile domanda sul nostro insito egotismo¹, consiglio la lettura di questo libro, che tutti consigliano, ed anche a me fu consigliato tanti anni fa da una cara amica, una piccola principessa, ma che non lessi finché non mi fu prestato, assieme a molti altri libri, da un'altra amica e collega di lavoro.



«La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...»
La volpe tacque e guardo a lungo il piccolo principe:
«Per favore… addomesticami», disse.
«Volentieri», rispose il piccolo principe, «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose».
«Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe. «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!»
«Che bisogna fare?» domandò il piccolo principe.
«Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…»
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
«Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… »
[...]
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina:
«Ah!» disse la volpe, «… piangerò».
«La colpa è tua», disse il piccolo principe, «io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…»
«E' vero», disse la volpe.
«Ma piangerai!» disse il piccolo principe.
«E' certo», disse la volpe.
«Ma allora che ci guadagni?»
«Ci guadagno», disse la volpe, «il colore del grano».


[1] egotismo: s. m. atteggiamento intellettualistico caratterizzato da una compiaciuta analisi del proprio io. (Fonte: Garzanti Linguistica)


1 comments:

MilleOrienti said...

il piccolo principe non cessa mai di stupire...
:-)

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